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A leggere, infatti, attentamente i versi della Di Donato, si ha subito l'idea di una poetessa allineata, nel senso che, lontana dalla concezione artistica del Manzoni, concepisce la poesia cone un canto libero e spontaneo, uno sfogo naturale, una voce insopprimibile capace di risollevare l'animo, alleviare il dolore, scaricare la propria tensione... Questi i tratti più salienti di una vena poetica romantica, patetica e riflessiva insieme. L'inizio è piuttosto promettente ed è sperabile che all'aurora radiosa del mattino segua una splendida giornata.

Fontegreca, 30 giugno 1991
Giovanni Perrino


Sensazioni Cosmiche

...dati salienti sono senz'altro la musicalità, l'assenza della punteggiatura, la ricerca di nuove espressività, la magia delle metafore...

Pomezia, luglio 1993
Domenico Defelice



Frequenze d'Arcobaleno

...Nella poesia di Rosaria Di Donato, ormai staccata dal 'narrarsi', più tesa al mistero che alle problematiche, si verifica il tentativo, attraverso lo studio delle trasformazioni linguistiche, di dare alla parola quel valore che media tra semplicità e artificio, quando, la semplicità è di natura fortemente simbolica nell'assunzione di parole-chiave come: essere, ignoto, eterno, sublimazione, amore, mistero silenzio, fuoco, preghiera...

Maria Grazia Lenisa


...La sua è una scrittura mossa da uno stile scarno, essenziale,i cui versi mai s'impongono, ma sembrano piegarsi al dettato poetico perchè nati da uno sguardo 'arreso', ossia di una donna consapevole della forza che è nella sua 'arresa dolcezza'. Quello di Rosaria Di Donato è, pertanto, un guardare che non violenta ciò che osserva ma ne evidenzia e ne trae fuori l'essenza dal momento che ciò che la poetessa tenta è una risposta a 'la sfida dell'orizzonte'. Quell'orizzonte che è limite, sipario chiuso che rende difficile allo sguardo l'accedere alla verità e lo sfida, appunto, a cercarlo con i suoi mezzi, come uno che in una stanza buia cerchi di riconoscere degli oggetti al tatto...

Lucianna Argentino



Lustrante D'Acqua

La poesia di Rosaria Di Donato e la “ragione del senso”

“Lustrante d'acqua”, quarta raccolta poetica di Rosaria Di Donato, è un libro pregno di un'intima riflessione sulle cose umane e sulla poesia. Già il titolo, ripreso da un'espressione di Elsa Morante, a cui il libro è dedicato, e che descrive il telo impermeabile sotto il quale si erano rannicchiati per ripararsi dalla pioggia due dei protagonisti del romanzo “La Storia”, viene assunto dalla poetessa come simbolo della poesia che “come un candido velo, madido di rugiada, riveste il mondo di significato. Altre volte come un'onda anomala, sradica dalla superficie della Terra banalità, luoghi comuni, qualunquismi”. E in più “lustrante d'acqua è la poesia perchè essa lava, bagna, rende abbagliante ai nostri occhi tutto ciò su cui posa lo sguardo: tutto ciò che essa evoca all'essere attraverso la parola”.

Ed è proprio la fede nella parola, intesa sia in senso laico sia in senso religioso, che permea tutto il libro di Rosaria Di Donato dove diversi testi sono anche una dichiarazione di poetica,  come “scrittura”, “inquieto sentire”, “forse le parole”. Parole sentite e vissute sempre come un dono inesauribile che è stato concesso agli uomini e di cui questi non sembrano essere consapevoli, almeno non fino in fondo.

La poetessa, fin dall'inizio del suo percorso poetico e umano mossa da uno spirito religioso nel senso più alto e profondo del termine, pare abbia presente, mentre scrive, l'indicazione evangelica secondo cui saremo giudicati per ogni parola inutile, superflua che avremo pronunciato. Così in “Lustrante d'acqua” non ci sono parole inutili, essendo il tutto frutto di una profonda e attenta riflessione personale sul mondo e sulle sue problematiche e contraddizioni. In questo libro, infatti, c'è tutto intero il volto del nostro tempo. La poetessa si confronta e si scontra con la drammatica cronaca quotidiana rintracciandovi il segno del disagio esistenziale di cui è vittima chi non riesce a trovare il significato della propria umanità, della vita stessa e con lo sguardo rivolto anche delle tante vittime innocenti di un destino avverso e crudele che potrebbe essere diverso più umano se tutti si vivesse di altri e più essenziali valori. Vita sentita

e vissuta da Rosaria Di Donato come un magnifico e immenso dono che comporta la “fatica” del “procedere” e in cui la poesia si innesta come la capacità di sollevare il velo e rendere più chiara la visione “di un orizzonte incerto e poco chiaro”. La fatica certo resta, il cammino è comunque incerto, l'anima conosce cadute e soste, vede la luce ma più spesso è l'ombra, “labirinto di pensieri impenetrabili”, che distende le sue ali e avvolge l'essere in un abbraccio ottenebrante. Ma non c'è resa, c'è anzi la consapevolezza della propria debolezza, della propria fragilità che diviene punto di foza, cardine su cui far ruotare e aprire il proprio mondo all'altro e nello stesso tempo aprirsi al mondo dell'altro. Ho parlato di fede nella parola ma bisogna precisare che “Lustrante d'acqua” è un libro di cui l'elemento fondamentale e trainante è la fede: nel bene insito nell'essere umano, nella vita e  in Dio.  Una fede che si

avverte vissuta autenticamente e che nutre con la sua  luce e con la sua speranza il fare poetico di Rosaria Di Donato. 

Altro elemento fondamentale e fondante della poetica della Di Donato è il puntare all'essenza, all'essenzialità da questo la scelta di un verso breve, spezzato, che risuona di echi ermetici. Ermetismo di cui la poetessa accoglie suggestioni, fascinazioni che hanno una corrispondenza molto intima con la struttura della sua interiorità. 

Interiorità la cui qualità prncipale è la semplicità e torniamo ancora su passi evangelici là dove Gesù esorta gli apostoli di essere semplici come colombe ed è proprio la semplicità che potrebbe far fronte contro il caos imperante e ordinarlo secondo principi improntati a quei valori che sono inscritti nel cuore dell'uomo e che sono elemento su cui si plasma la poesia di Rosaria Di Donato. 

Nell'odierno panorama caotico e sconfortante ai poeti spetta, tra l'altro, il compito di “chiedere ragione del senso” contro l'indifferenza o l'assuefazione all'andamento delle cose del mondo. 

Perchè se più nessuno sembra chiedersi il perchè di tutto ciò che accade, di tutto il male, ci sono i poeti a farlo, come un imperativo morale e deontologico da cui non possono prescindere. 

Parlare di “ragione del senso” sembra quasi un ossimoro dal momento che i sensi sono sotto il dominio dell'istinto e non della ragione, benchè è proprio attraverso i sensi che conosciamo il mondo, allora bisogna intendere questa espressione, che è l'ultimo verso della poesia “città”, come il fare stesso della poesia che conciliando gli opposti opera una conciliazione tra ragione e istinto.

Chiedere “ragione del senso”, infine, è per Rosaria Di Donato, porsi dinanzi al mondo con sguardo puro e accogliente per coglierne l'essenza, la verità. E' guardare il mondo con un puro sguardo d'amore, privo di giudizio. E la poesia coi suoi pieni e i suoi vuoti, con il suo oscillare tra il silenzio e la parola apre la via a una possibile comprensione del mondo attraverso diversi e complementari piani di lettura.

Lucianna Argentino